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Caltabellotta e Naro per la pace
I due centri propongono insieme una staffetta per lanciare un preciso
segnale di dialogo, tolleranza e convinvenza
Filippo Cardinale - Un monumento messaggero di pace. Sarà la chiesa di San
Francesco d'Assisi, un maestoso e bellissimo monumento in barocco ad
assurgere a sito «di messaggero della pace» e patrimonio dell'umanità. Lo
ha segnalato Anna Maria Di Giovanni, presidente del club Unesco di
Agrigento alla federazione Nazionale Club e Centri Unesco. La responsabile
del Club Unesco di Agrigento coglie le sollecitazioni dei cittadini di
Naro, che hanno sottoscritto la richiesta, e di Maria Grazia Brandara, il
deputato regionale sindaco della città di Naro. Il centro storico di Naro
si presenta al visitatore come una vetrina colma di gioielli in stile
barocco. Un'iniziativa che s'inserisce in un periodo in cui lievita sempre
più la voglia di pace. Il sindaco-deputato, Maria Grazia Brandara, coglie
l'opportunità e intende unire Naro con Caltabellotta, città simbolo della
pace, attraverso una «staffetta della pace».
Un modo per unire due parti distanti dello stesso territorio provinciale
sotto un unico valore: quello della pace, del dialogo, della tolleranza,
della convivenza tra culture diverse. A Caltabellotta, nel 1302, si
stipulò la pace tra Angioini e Aragonesi, ponendo fine ai Vespri
siciliani. E' di Caltabellotta, quest'anno, l'olio d'oliva che fa ardere
la lampada votiva posta sulla tomba di San Francesco d'Assisi. Adesso Naro
può contare sulla bellissima chiesa di San Francesco quale sito messaggero
della pace. Due realtà che si uniscono e che superano i «campanili», a
dimostrare che stare insieme è possibile, che non può essere calpestato un
valore fondamentale come quello predicato dal fraticello d'Assisi. Il
centro storico di Naro è un continuo susseguirsi di monumenti in barocco,
espresso nella sua massima magnificenza nelle chiese. Una scenografia ad
effetto che lascia incantati i visitatori. Ma anche Caltabellotta stimola
forti suggestioni al visitatore, per quel suo stare appollaiato sul monte,
sulla roccia, che spesso sembra entrare fino nelle casette dai tetti
ricoperti di tegole, tanto da essere paragonata ad un presepe. Già, un
presepe, immaginato per la prima volta proprio da quel fraticello d'Assisi
che predicava la pace, la fratellanza tra i popoli. Per tutti questi
motivi la «staffetta della pace» assume un significato che va oltre il
fatto simbolico. Una staffetta, lunga oltre 80 chilometri, nella quale
tutti, dal singolo, alle associazioni di volontariato e sportive,
diventano portatori di un messaggio di pace, quale unico vero solco sul
quale possono camminare insieme i vari popoli.
A Naro è proprio la chiesa intitolata al fraticello d'Assisi che esprime
tutto lo splendore e la ricchezza del barocco. C'è un fatto particolare
che riguarda la chiesa di San Francesco: il suo campanile, rimasto allo
stesso posto, nonostante la stessa chiesa sia stata ricostruita tre volte,
nel 1230, nel 1362 e nel 1602 (quella attuale). La sua collocazione,
rimasta sempre uguale, nonostante le tre edificazioni diverse, sembra
emettere un messaggio chiaro: nonostante le società cambino nel tempo, il
valore fondante e costante della fratellanza, della tolleranza, della
convivenza dei popoli, rimane lo stesso: la pace. Maria Riolo Cutaja, nel
suo libro «Il barocco a Naro», riporta che durante «la festa
dell'Immacolata la chiesa di San Francesco d'Assisi veniva artisticamente
addobbata dai maestri adornasti con ricchi drappi di damaschi rossi
trinati d'oro e d'argento. Dalle arcate e lungo le paraste, tra un altare
e l'altro, pendevano con eleganza e grandioso disegno i parati rossi e
bianchi tempestati di stelle con larghi tocchi d'oro e frangiali
all'estremità.
Sugli altari laterali stavano collocate, pure di argento, le statue di San
Francesco, di Sant'Antonio e di San Bonaventura, i tre capisaldi del
francescanesimo e la statua di San Calogero, protettore della città di
Naro». E' nel Cinquecento che Naro viveva nel suo massimo splendore.
L'abbondante flusso di denaro, il dinamismo degli affari, la formazione di
un nuovo ceto e l'incremento demografico, imprimevano su Naro tutta
l'opulenza del suo periodo. Ecco cosa scrive ancora Maria Riolo Cutaja in
«Il Barocco
a
Naro»: «A quale grado di splendore e di opulenza salisse allora, tra il
Cinquecento e il Seicento la Città di Naro, difficilmente si potrebbe
immaginare, se gli stupendi monumenti civili e religiosi, che di quella
età in parte ci rimangono e le testimonianze di opere d'arte, non ne
facessero indubitata fede.
Palazzo Morillo, palazzo Gaetani-Riolo, palazzo Tramontana ed altri che
sarebbe lungo enumerare, creano ancora oggi suggestivi angoli di una Naro
barocca, la cui fascinatrice, spirante dalla nudità di quelle pietre
secolari, immerge la fantasia nel flusso di lontane generazioni
scomparse». Naro e Caltabellotta, due realtà che desiderano «avvicinarsi»
e «stringersi» ancora attorno a quel valore universale predicato dal
fraticello francescano. La prima con la sua splendida chiesa dedicata al
Santo d' Assisi, quale sito messaggero di pace, la seconda con l'olio che
alimenta la lampada votiva sulla tomba del fraticello ad Assisi. Naro,
oggetto di interventi mirati al recupero e valorizzazione dei monumenti
che la rendono preziosa, è una delle città più antiche e pittoresche della
Sicilia, dove la cultura arabo-normanna, amalgamandosi, ha lasciato in
eredità opere di altissimo pregio. Due mondi impegnati nell'ambita ricerca
del bello. Un'eredità che ha attratto e incantato i viaggiatori del
passato (Al Idriss, Ibn Gybayr, Jean Houel).
Al visitatore Naro si presenta come una continua scoperta di angoli
nascosti, di preziosi monumenti, di vestigia preistoriche, sicane,
puniche, greche, romane, bizantine, arabe, normanne ed aragonesi. Naro
posta vicino la costa e proiettata verso l'interno è da sempre stata luogo
ideale per gli insediamenti umani e zona di scambi. Abitata fin dal
neolitico, fu all'inizio sede di popolazioni indigene (Sicani), in seguito
fu abitata da Fenici e Cartaginesi, poi dai Greci e dai Romani. Fu
controllata dai Bizantini ed occupata dai Saraceni, per poi passare nelle
mani dei Normanni, quindi occupata dagli Angioini, per finire sotto la
signoria dei Chiaramonte, con cui conobbe un periodo di grande potenza
militare e floridezza economica e, di seguito, degli Aragonesi ed, infine
occupata dagli Spagnoli e dai Borboni. Grosso centro abitato nel periodo
arabo, con un castello, sede del potere politico ed una moschea, sede del
potere religioso. Nel 1234 Federico II° di Svevia, Imperatore d'Occidente
e Re di Sicilia, convocando a Messina un Generale Parlamento fregiò Naro
con il titolo di «Fulgentissima». Non solo arte, ma anche cultura: la
fondazione della Biblioteca di Naro risale alla seconda metà del secolo
XVII e racchiude oltre 13000 volumi.
Notizia dalla rassegna stampa del sito www.fraticappuccini.it
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