GLI EBREI A NARO

 

Questo studio sugli Ebrei a Naro e in Sicilia è del Prof. Giuseppe Candurra ,tratto dal volume "Storia di Sicilia- Naro il Santo la Comarca.Edizioni "La Fulgentissima " Naro prima edizione:Marzo 1977.Del ghetto nessuna traccia resta nelFulgentissima ne esistono tracce architettoniche o iscrizioni nell'area della porta d'oro.

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Nel 1399 confermava il beneficio del decanato della diocesi di Girgenti, costituito già dal Conte Ruggero nella Chiesa Madre di Naro, alla quale conferiva il titolo di Duomo e vi faceva erigere una cappella con lo stemma di Casa Aragona.Nel 1403 ordinava al Castellano di non molestare gli Ebrei, i quali avevano come onere di vassallaggio l'obbligo di scopare e pulire una volta al mese le sale del castello; diede ordine altresì di lasciare agli ebrei la libertà di formare capitoli su questioni riguar­danti i riti e le cerimonie giudaiche.Come vedremo in seguito, gli ebrei ebbero il loro ghetto in Naro fuori Porta Vecchia. Martino, rimasto vedovo sposò Bianca di Navarra; morto egli nel 1409 gli successe Martino il Vecchio il padre, che lasciò come, vicaria la nuora Bianca.Ripresero le lotte tra le varie città e le fazioni latina e catalana. Naro parteggiò per Bianca di Navarra e nel settembre 1411 Bernardo Cabrera, conte di Modica, capo della fazione catalana, a tradimento si impadronì del castello di Naro, trucidò il castellano Lopez Leon, saccheggiò la città e fece seppellire viva l'abbadessa del SS. Salvatore, rea soltanto di essere parente del castellano.La regina diede accorata notizia ai suoi sudditi con una lettera diretta allo Stratigoto (48) e ai Giurati di Messina, al barone di San Pietro, ai baroni di Ficarra, di Tortorici, di Cerami, alle terre di Randazzo, Traina, Nicosia, alla contèa di Golisano, alle città di Pa­lermo, Sci acca , Corleone e a Don Nicòla Peralta, che in parte si riporta:« Noviter havimu 'ntisu ki lu castillanu (Lop di Leuni) fu tradutu da li soi compagni, et Jediru lu castellu et castillanu cum tri sergenti, ki eranu di so bona intencioni, in putiri di lu dictu misser Bennardu (Cabrera), lu quali castillanu cum la bandera regali in manu, gridandu lu nomi di Aragona, fu prisu, et tandem straxnatu et tagliatu per petii, et omni humanitate deposita, la abatissa parenti di lu dictu Lop eo presente fu murata non havendu commisu colpa, nè dolu alcunu, sed solum perkì era devota di la casa Regali, havendu misu in totali ruyna la terra di Naru, ben esti notoria la sua fidilitati, benignitali, tit humanitati, fari mòriri li officiali, et appropriarisi li terri, et castelli dz demaniu subta coluri di la casa di Aragona » (49).Per alimentare la guerra che re AIfonso sosteneva contro il bey di Tunisi la città di Naro fu alienata dal regio demanio, cioè venduta assieme a Sci acca , Sutera, Marsala, Capizzi (50), Polizzi e Cefalù con patto di riscatto.Ma essendo stata offerta al re la somma di 125 mila fiorini in otto anni, la città fu « espignorata » assieme alle altre città demani ali ; ufficialmente la città passò al Regio Demanio nel 1458, quando fu eletto re Giovanni.Nel 1489 i Naresi chiesero ed ottennero da Ferdinando II il Cattolico il privilegio che non potevano essere governati da ufficiali stranieri.Il Capitano, il Commissario e il Procuratore dovevano appar­tenere alla nobiltà cittadina.Qualche anno dopo anche Girgenti e La Licata ottennero il me­desimo privilegio.Nel 1492 si ebbero gravi tumulti in Naro per l'ordinanza di bando degli Ebrei dalla Sicilia emanata da Ferdinando il Cattolico.La Sicilia aveva visto la pacifica convivenza di varie razze, la greca, l'arab-a, l'ebraica e la normanna, rarissimo esempio di tolle­ranza per il Medioevo; nessun fanatismo. tra le religioni monoteistiche professate liberamente.A tal proposito si ricorda che una volta Ruggero II durante una scossa di terremoto scorse nel palazzo reale di Palermo dei servitori che invocavano Allah.Gli stessi rimasero impauriti alla vista del re cristiano, il quale li rincuorò ad invocare il loro dio perché ponesse fine al terremoto.La Sicilia, unica tra le regioni dell'Europa cattolica, ed è questo un titolo di merito, non partecipò alle Crociate, manifestazione di fanatismo e di intolleranza, mentre l'agricoltura, l'industria e i com­merci furono in auge.Le comunità ebraiche o giudecche erano in cinquantasette centri dell'Isola, città demani ali e terre feudali, le più importanti a Pa­lermo, Messina e Girgenti.A Naro la comunità giudaica contava alcune centinaia di per­sone ed era retta da propri magistrati detti Proti (52).Ogni comunità infatti aveva i Proti, la sinagoga e il rabbino, pagava la Gesia, cioè la tassa per praticare il proprio culto, come i cristiani l'avevano pagata ai mussulmani durante il dominio di que­sti in Sicilia.Gli Ebrei erano esperti nei lavori in ferro, avevano in mano i commerci, non potevano coltivare la terra per non trasmettere ad essa la maledizione da cui si credevano colpiti, dovevano contribuire alla difesa delle mura cittadine, prestavano denaro ad interesse: proi­bito ciò ai cristiani per una interpretazione di un passo del Genesì «Tu mangerai il pane guadagnato col sudore della tua fronte », e far fruttare il denaro dato in prestito era considerato « non lavoro », ma pura e semplice usura.Non erano mancate qua e là nell'Isola manifestazioni di fana­tismo contro gli Ebrei: a Modica nel 1474 furono trucidati quattro­cento componenti della locale comunità israelitica, a Taormina si era tumultuato contro gli Ebrei nel 1455, a Siracusa, sede di una delle più importanti giudecche, nel 1487 Fra' Giovanni Pistoria, predicatore regio, declamava contro di loro con tanto ardore, che fu un miracolo che le plebi non trascendessero ad eccessi (53).Del resto gli Ebrei erano sottoposti a vari gravami, che si atte­nuavano a seconda della presenza di personaggi influenti a corte, co­me il famoso medico ebreo Mosè Bonavoglia nella prima metà del XV secolo, o- a seguito di esborsi di generosi donativi alla corona.A Palermo la comunità israelitica aveva il suo centro principale presso il Palazzo Pretorio, nel.luogo della chiesa e convento ,di San Nicolò da Tolentino; quivi era la sinagoga principale o meschita (54), l'ospedale e il luogo della rituale purificazione delle donne:questa comunità era di particolare vantaggio a Palermo; per la ric­chezza di molti suoi componenti.Gli ebrei portavano «la rotella» di panno rosso sull'abito, i maschi cucita alla parte destra del petto, le donne nel petto e sul manto; la rotella contrassegnava altresì le botteghe"e i fondachi, che fossero in mezzo ai cristiani.Oltre alla gesia e ai donativi di varia natura in qualche città erano assoggettati a particolari balzelli; in Siracusa doveva la locale:: comunità pagare un'oncia al giorno per la mensa del re, a Mazara doveva fornire al locale vescovo una certa quantità di pepe nelle feste di Pasqua, del SS. Salvatore e di Natale, a Sciacca doveva curare la guardia notturna delle mura cittadine, a Palermo doveva pagare la jugalìa, un balzello di tari quattro per ogni sposalizio, tari uno per la nascita di un maschio, un carlino per la nascita di ogni femmina (55).Non mancarono di tanto in tanto delle angherie pretestuose: nel 1399 il vescovo di Mazara ebbe la peregrina trovata di imporre agli ebrei della locale giudecca di assistere in chiesa alle feste dei cri­stiani; re Martino intervenne tempestivamente per reprimere l'abuso.Re Alfonso d'Aragona li costrinse ad ascoltare le prediche del beato Fra' Matteo di Girgenti; ma l'ordine fu ben presto revocato. Finché durava l'ora delle messe nelle feste cristiane, gli ebrei avevano l'obbligo di astenersi dalle attività manuali, solo potevano procedere alla vendita di generi alimentari tenendo però socchiuse le porte delle botteghe. "Consentito ai cristiani di testimoniare nei processi contro gli ebrei, proibito il contrario, possibile la vicinanza delle dimore, proi­bito convivere sotto lo stesso tetto cristiani ed ebrei.         "L'espulsione decretata da Ferdinando il Cattolico (la Sicilia aveva perduto da tempo la sua indipendenza ed era ridotta aI rango di vicereame spagnuolo, e ciò durerà sino al 1713 ) fu una pagina dolorosa per 1'Isola, che sarebbe decaduta dall'antico. splendore, e non si leg­gono senza emozione le vicissitudini degli ebrei, cacciati improvvisa­mente dopo esser stati depredati dei loro averi; anzi per soprassel1o si impose loro di pagare i balzel1i per alcuni anni a venire... per ricom­pensare l'erario del mancato introito di tasse, a causa del1a loro espulsione! I senati del1e città demaniali, tra cui Naro, e i decurioni del1e terre feudali cercarono di opporsi al1a disposizione crudele e dannosa del monarca spagnuolo.Il 20 giugno del 1492 sotto la presidenza del Gran Giustiziere Tommaso Moncada, conte di Adernò, si riunirono i Giudici del1a Magna Curia e i Maestri Razionali del Real Patrimonio con altri fun­zionari e magistrati componenti il Sacro Regio Consiglio di Sicilia. Dopo essersi dichiarati divo ti vassalli e fedeli servitori del restendono «una rappresentanza» nel1a quale affermano:« Considerasse Sua Maestà come quella porzione dei propri suoi sudditi (gli ebrei) per consumo necessario alla vita, spendesse ogni anno in Sicilia una somma che poteva calcolarsi circa un milione di fiorini, beneficio di cui la loro cacciata priverebbe il reame. Utili e ragguardevoli industrie andrebbero a cessare o scadere, quelle soprattutto relative all'industria del ferro, in cui gli artigiani israeliti usavano a preferenza versarsi e distinguersi.                                                 CONTINUA