Famiglia Todaro SCRIVI Lucchese Palli

L’archivio Storico  di Naro   della stessa autrice --> clicca--->       Maria CUTAJA RIOLO  

 

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Naro di recarsi a Palermo per essere esaminati dalla Deputazione degli Studi: se risultati idonei sarebbero stati da questa laureati dietro il pagamento di una somma di once due e tarì diciotto.

Un altro documento descrive la cripta della chiesa di S. Rocco, alla quale si accedeva dal giardino annesso all'ospedale: tra i primi naritani ad esservi seppelliti, nel 1555, vi fu il venerabile padre cappuccino Luca da Naro della nobile famiglia Palmeri, il quale aveva la fama di avere fatto in vita numerosi miracoli.

Si racconta di lui che un giorno, mentre celebrava la messa, il chierico inavvertitamente fece cadere a terra le ampolline di vetro con l'acqua e il vino, mandandole in frantumi. Il padre Luca, senza scomporsi, provvide subito a risanarle con un segno di croce; dopo di che fra la meraviglia dei presenti, continuò imperturbabile a celebrare la S. Messa.

La notizia è riportata dal Boverio e da fra' Saverio cappuccino nel manoscritto intitolato Gli annali dì Naro, conservato nella biblioteca di questa città.

Siamo di fronte ad una documentazione di archivio ricca, varia e di grande interesse, che ci racconta la genesi, la vita ed il tramonto di una istituzione umanitaria, sorta in un periodo in cui l'ospedale per infermi poveri, fondato e mantenuto dall'iniziativa dei cittadini più facoltosi, era considerato un ente caritativo.

Da successivi documenti dell'archivio, datati dal 1860 in poi, si apprende che con l'unità d'Italia

l'ospedale e la chiesa di 5. Rocco, secolarizzati, passarono al demanio dello stato. Nel 1896 l'ospedale, ristrutturato, risorse quale «Ospedale Umberto I». Quanto alla chiesa di S. Rocco, originale dal punto di vista architettonico, con scala esterna a due rampe e con una grande cupola sull'abside, nel 1912 venne spogliata dei propri ricchi arredi e successivamente venduta a privati.

Esistono ancora in archivio gli elenchi degli oggetti messi all'asta. Tra questi persino gli altari lignei, il tabernacolo d'argento con le armi delle famiglie Giacchetto-Gaetani e Notarbartolo. Le tele, i candelieri, le statue di S. Rocco e di S. Crispino, le campane forgiate da artigiani della confràternita di Maria S.S. degli Agonizzanti. Tutto venne venduto e disperso.

Le ossa dei defunti, tra cui quelle del padre Luca da Naro e di alcuni membri della famiglia Giacchetto-Gaetani, sepolti nella cripta, furono riesumate e deposte nell'ossario comune del cimitero civico di Naro.

Non rimane più alcuna traccia della chiesa cinquecentesca. Ma restano i documenti d'archivio che ad essa si riferiscono. Gli atti esaminati sino ad oggi sono datati dal 1860 in poi e riguardano testamenti, compravendite, locazioni di beni rustici o urbani, mutui ed altro.

 

I testamenti con beneficio d'inventano fanno da sfondo ad un quadro di vita domestica piuttosto agiata per la preziosità dei mobili elencati (casse alla genovese, piccoli tavoli di mogano, étagères e cantarani), dei libri rari e dei manoscritti conservati nelle biblioteche private, dei gioielli di squisita fattura, che spesso qualche notaio dotato di buona cultura descrive con notevole gusto.

 

Nel testamento di donna Eleonora Lucchesi Palli redatto nel 1875, per esempio, sono elencati orecchini a chiodo o a pendaglio; grossi cerchioni d'oro avvolti da due strisce di corallo, una di colore scuro e una di colore chiaro. Una piccola foglia cesellata in oro insie­me con un grappolo di piccoli coralli sovrastano gli orecchini suddet­ti. Altri gioielli sono realizzati con cerchioni di grande spessore che sorreggono un pendaglio a forma di Croce di Malta a Otto punte, recante su ogni punta un corallo.

Da notare una collana con piccole «legacce» in oro alle cui estremità è intessuta una raggera di tredici bottoni, separati l'uno dall'altro da piccoli giri di perle.

Sono oggetti di fattura squisita, che ci forniscono particolareggia­te notizie sull'antica oreficeria siciliana, oltre ad attestare lo splendore della famiglia che li possedeva.

Altri atti notarili di mutui, di prestiti di somme di denaro con ipoteche su beni immobiliari, ci rivelano, però, la lenta, inesorabile decadenza del patriziato naritano spesso ingolfato nei debiti di gioco.

Molti di questi atti notarili sono fonte preziosa per la storia della sistemazione urbanistica del paese di Naro, nei secoli passati.

Apprendiamo, ad esempio, come, dopo, il 1860, l'asse principale del paese fosse la via Mortorelli (oggi via Vittorio Emanuele), e come l'accesso nella piazza principale fosse «strozzato» da due «casalini», poi espropriati e demoliti, attestato di un senso estetico oggi rarissimo. Anche la via Cannizzaro venne rettificata con la demolizione di una casupola.

Altri atti danno notizia della toponomastica dell'antica città di Naro, oggi quasi totalmente cambiata. Non mancano notizie curiose, così, in un atto del 1878 leggiamo la delega che il dottor Calogero Principato fa al proprio figlio Antonio del proprio «censo di elettorato», che gli denvava per «ricchezza», confermata dalla cartella d'iscrizione nelle liste elettorali data a Firenze dal ministero.

In un altro atto leggiamo l'inventano della famiglia dell'aromata­rio don Calogero Giudice con un elenco dettagliato dei mobili in essa…………..

 

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